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Le Glorie di Maria


(Brano di S. Alfonso Maria de Liguori tratto da "Le glorie di Maria" in "OPERE ASCETICHE" Voll. VI. e VII, CSSR, Roma 1937-1938. Per rendere più agevole la lettura ho aggiornato i termini desueti e ho effettuato qualche piccolo ritocco del testo).



Lettore mio caro e fratello in Maria, giacché la devozione che ha spinto me a scrivere e muove or voi a leggere questo libro, ci rende ambedue figli felici di questa buona Madre, se mai udiste dire da alcuno ch'io potevo farne a meno di questa mia fatica, essendovi già tanti libri dotti e celebri che trattano di questo soggetto, rispondetegli, vi prego, colle parole che lasciò scritte l'abate Francone nella biblioteca dei Padri, che la lode di Maria è una fonte così ampia, che quanto più si dilata tanto più si riempie, e quanto più si riempie tanto più si dilata: Laus Mariae fons est indeficiens, qui quanto amplius tenditur, tanto amplius impletur; quanto amplius impletur, tanto amplius dilatatur. Viene a dire che questa Vergine beata è così grande e sublime, che quanto più si loda tanto più resta a lodarla. A tal punto che dice S. Agostino (Ap. B. Dion. Carth.) che non bastano a lodarla quanto ella si merita tutte le lingue degli uomini, benché tutte le loro membra si convertissero in lingue: Etiamsi omnium nostrum membra verterentur in linguas, eam laudare sufficeret nullus. Ben io ho osservati innumerabili libri che trattano delle glorie di Maria, e grandi e piccioli; ma considerando che questi erano o rari o voluminosi o non secondo il mio intento, perciò ho procurato di quanti autori ho potuto aver per le mani di raccogliere in breve, come ho fatto in questo libro, le sentenze più scelte e spirituali dei Padri e dei Teologi, alfine di dare il comodo ai devoti, con poca fatica e spesa, d'infiammarsi con la lezione nell'amor di Maria, e specialmente di porgere materia ai sacerdoti di promuovere con le prediche la devozione verso questa divina Madre.

È solito degli amanti mondani il parlare spesso e lodare le persone amate, per vedere con ciò dagli altri anche il loro amore lodato ed applaudito. Troppo scarso dunque dee supporsi esser l'amore di coloro che si vantano amanti di Maria, e poi poco pensano a parlarne e a farla amare ancora dagli altri. Non fanno così i veri amanti di quest'amabilissima Signora: vorrebbero questi lodarla da per tutto, e vederla amata da tutto il mondo; e perciò sempreché possono o in pubblico od in privato, cercano di accendere nel cuore di tutti quelle beate fiamme, da cui si sentono accesi d'amore verso la loro amata Regina.

Affinché poi ciascuno si persuada quanto importi al bene proprio e de' popoli il promuovere la devozione di Maria, giova intendere quel che ne dicono i Dottori. Dice S. Bonaventura che quelli che s'impiegano in pubblicare le glorie di Maria son sicuri del paradiso. E lo conferma Riccardo di S. Lorenzo con dire che l'onorar questa Regina degli Angeli è lo stesso che 'l fare acquisto della vita eterna: Honorare Mariam, est thesaurizare vitam aeternam (De laud. Virg., l. 2). Poiché la gratissima Signora, soggiunge il medesimo, honorificantes se in hoc saeculo, honorificabit in futuro: ben s'impegnerà ella ad onorare nell'altra vita chi in questa s'impegna ad onorarla. E chi non sa la promessa fatta da Maria stessa a coloro che si adoprano a farla conoscere ed amare in questa terra? Qui elucidant me, vitam aeternam habebunt (Eccli. XXIV, 31), come le applica la santa Chiesa nella festività della sua Immacolata Concezione. Exulta - dunque diceva S. Bonaventura, che tanto s'impiegò in pubblicare le lodi di Maria, exulta, anima mea, et laetare in illa, quia multa bona sunt laudatoribus praeparata. E giacché tutte le divine Scritture, soggiungeva, parlano in lode di Maria, procuriamo sempre, e col cuore e colla lingua, di celebrare questa divina Madre, acciocché da lei siamo un giorno condotti al regno de' beati: Si enim omnes Scripturae loquuntur de ea, Deiparam perpetuo corde et lingua celebremus, ut ab ipsa ad gaudia aeterna perducamur.

Si ha dalle rivelazioni di S. Brigida che solendo il B. Emingo vescovo dar principio alla sue prediche dalle lodi di Maria, apparve un giorno alla santa la stessa Vergine, e le disse: Dite a quel prelato che suol cominciar le sue prediche dalle mie lodi, ch'io voglio essergli madre, e che io presenterò l'anima sua a Dio, e farà buona morte (Revel., cap. 104). Ed in fatti morì quegli da santo, orando, e con una pace di paradiso. Ad un altro religioso domenicano, che terminava le sue prediche con parlar di Maria, in morte ella anche gli apparve, lo difese da' demoni, lo confortò, e seco si portò la sua anima felice (Ap. il P. Auriem.). Il devoto Tommaso da Kempis introduce Maria che raccomanda al Figlio chi pubblica le sue lodi, così: Fili, miserere animae amatoris tui, et laudatoris mei (Serm. 20, ad Nov.). In quanto poi al profitto de' popoli, dice S. Anselmo ch'essendo stato fatto l'utero sacrosanto di Maria la via a salvare i peccatori, non può non avvenire che alle prediche di Maria i peccatori non si convertano e si salvino: Quomodo fieri potest ut ex memoria laudum eius salus non proveniat peccatorum, cuius uterus facta est via ad peccatores salvandos? (S. Ans., lib. III, de Exc. V., cap. I). E s'è vera la sentenza, come io per vera la tengo, siccome proverò nel capo V § 1 di questo libro, che tutte le grazie sol per mano di Maria si dispensano, e che tutti quei che si salvano, non si salvano che per mezzo di questa divina Madre; per necessaria conseguenza può dirsi che dal predicar Maria e la confidenza nella sua intercessione, dipende la salute di tutti. E così sappiamo che S. Bernardino da Siena santificò l'Italia; così S. Domenico convertì tante province; S. Luigi Beltrando in tutte le sue prediche non lasciava mai d'esortar la devozione a Maria; e così tanti altri.

Io trovo che il P. Paolo Segneri iuniore, celebre missionario, in tutte le sue missioni faceva sempre la predica della devozione a Maria, e questa egli chiamava la sua predica diletta. E noi nelle nostre missioni, dove abbiamo per regola di non tralasciar mai la predica della Madonna, possiamo attestar con tutta verità, che niuna predica riesce per lo più di tanto profitto e compunzione a' popoli, quanto questa della misericordia di Maria. Dico della misericordia di Maria; poiché dice S. Bernardo che noi lodiamo la sua umiltà, ammiriamo la sua verginità, ma perché siamo poveri peccatori, più ci alletta e piace il sentir parlare della sua misericordia: mentre questa più caramente abbracciamo, di questa più spesso ci ricordiamo, e questa più spesso invochiamo: Laudamus humilitatem, miramur virginitatem, sed miseris sapit dulcius misericordia: misericordiam amplectimur carius, recordamur saepius, crebrius invocamus (Ser. IV, de Ass.).

Che perciò in questo mio libretto, lasciando agli altri autori il descrivere gli altri pregi di Maria, ho preso per lo più a parlare della sua gran pietà e della sua potente intercessione; avendo raccolto, per quanto ho potuto, colla fatica di più anni, tutto quello che i SS. Padri e gli autori più celebri hanno detto della misericordia e della potenza di Maria. E perché nella grande orazione della Salve Regina, approvata già dalla stessa Chiesa, ed intimata da lei a recitarsi per la maggior parte dell'anno a tutto il clero regolare e secolare, vi si ritrovano a meraviglia descritte la misericordia e la potenza della Ss. ma Vergine; pertanto mi sono posto in primo luogo a dichiarare con distinti discorsi questa devotissima orazione. Oltre di ciò poi ho creduto far cosa grata a' devoti di Maria, l'aggiungervi le Lezioni, o sian Discorsi sulle sue Feste principali, e sulle Virtù di questa divina Madre; con porvi in fine le pratiche degli Ossequi più usati da' suoi servi e più approvati dalla Chiesa.

Devoto lettore, se mai vi gradisce, come spero, questa mia Operetta, vi prego di raccomandarmi alla santa Vergine, acciocché mi doni una gran confidenza nella sua protezione. Questa grazia per me cercate, e quest'ancora io vi prometto di cercare per voi, chiunque siete, che mi fate questa carità.

Oh beato chi si afferra coll'amore e colla confidenza a queste due ancore di salute, dico a Gesù ed a Maria; certamente che non si perderà.

Diciamo dunque di cuore, lettor mio, ambedue col devoto Alfonso Rodriguez: Iesus et Maria, amores mei dulcissimi, pro vobis patiar, pro vobis moriar; sim totus vester, sim nihil meus (Ap. Auriem., Aff. sc.). Amiamo Gesù e Maria, e facciamoci santi, che non v'è fortuna maggiore di questa che possiamo pretendere e sperare. Addio. A vederci un giorno in paradiso a' piedi di questa dolcissima Madre e di questo amantissimo Figlio, a lodarli, a ringraziarli ed amarli insieme a faccia a faccia per tutta l'eternità.

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